Quella piccola coppa al fondo dello scatolone

Quella piccola coppa al fondo dello scatolone

«Non amiamo le cose per quello che valgono, ma per quello che significano per noi.» (Anonimo)

A volte le vittorie più grandi arrivano in silenzio, senza far rumore, travestite da giorno qualunque.

Ogni volta che guardo quella minuscola e bruttissima coppa dell'8 gennaio 2023 mi viene da sorridere.

Sì perché il giorno che segna uno dei miei migliori risultati da atleta master tutto è stato fuorché un giorno di celebrazioni.

Arrivo alla vigilia della Prom’Classic contenta di essere lì. Carlo ed io abbiamo partecipato molte volte a quella gara, soprattutto nelle prime edizioni, non così affollate come ora, e ci siamo sempre divertiti. Ci piace Nizza in inverno.

Ho vinto il Campaccio Cross Country pochi giorni prima e non ho nessun obiettivo specifico, solo partecipare e correre bene.

La mattina della gara il cielo è coperto e inizia a piovere.

Mi sveglio male. Inizio ad avere dei ripensamenti. Temo di scivolare con le mie nuove scarpe veloci, forse non ho ne ho più voglia. Forse non vale la pena rischiare.

Guardo fuori dalla finestra e mi passa per la testa di non gareggiare.

Scrivo al mio coach, Alessandro Rastello, che con calma e professionalità mi risponde che non mi devo preoccupare; le scarpe andranno bene, sono molto preparata, devo solo correre come ho sempre fatto. 

Sono le 7 di mattina. Poco dopo sono pronta per uscire.

Vado verso la partenza, mi scaldo, saluto Carlo e cerco la mia griglia: entro, mi guardo attorno e trovo il mio posto, ora il problema è solo allo sparo. 

Il mio unico pensiero è rimanere concentrata e veloce per evitare incidenti (oggi solo l'immagine di quella situazione mi spaventa, dopo la mia recente caduta, ma lì per fortuna sono ancora sgombra da traumi).

Sparo, coriandoli, musica. Si parte.

Supero i primi 300 metri di caos e poi mi stabilizzo sul mio passo. 

A quel punto succede qualcosa. 

Quel passo si fa solido, forte, consapevole.

Penso di ritrovarmi nel cosiddetto “stato di flow” mai provato prima.

Procedo senza rallentare, sono al giro di boa, ora si guarda il mare per 5 km.

Aggancio un gruppo di triathleti di Marsiglia che a passo costante si danno il cambio. Poi accelerano e io non riesco più a stare con loro.

Per qualche metro rallento un poco, manca un paio di chilometri quando sento urlare il mio nome. 

Si affianca Davide, un atleta della squadra "Vigone che corre":

"Carla, non mollare adesso. Dai, ci siamo. Vai, vai, vai."

Riconosco la maglia societaria ma non lui, però lo ascolto, eccome se lo ascolto! 

Manca poco al traguardo, chiudo gli occhi e spingo.

Quando alzo lo sguardo leggo 34’50". Sono sfinita, mi giro per vedere bene il crono, ma è proprio così. Ho letto bene.

Piove forte, mi avvio in hotel per non prendere freddo. Carlo arriva di lì a poco. Tutto fradicio. Gli racconto come è andata e ovviamente è felice per me. Poi prendo il cellulare e scrivo:

Rusty, ho fatto 34’50"

Segue un lungo affettuoso messaggio da parte sua. Senza il suo aiuto tecnico e il suo supporto, nulla sarebbe successo. Non sarei neppure andata alla partenza, lì come tante altre volte. 

Dopo una doccia Carlo ed io lasciamo l’albergo, fuori continua a piovere, fa anche molto freddo.

Andiamo verso la zona di partenza, cerchiamo il podio per capire se verrò premiata.

Un foglio tutto bagnato appeso direttamente sul retro del podio riporta la classifica. Conferma il mio tempo. Sono prima master. Prima F50.

Chiedo informazioni a un organizzatore, la premiazione è già stata fatta, capisco che vengono premiate solo le prime tre assolute. 

Ci rimango un po’ male. L'organizzatore mi guarda, mi chiede l’età, gli dico che è record italiano F50, controlla la classifica.

A quel punto sotto una pioggia incessante mi dice di aspettare.

È al fondo del palco chinato tra gli scatoloni sotto il tavolo. Si alza e ritorna al centro del palco. Tiene in mano una minuscola e bruttissima coppa. Con l’altra una borraccia.

Ecco che al microfono pronuncia il mio nome, poi mi invita a salire sul palco e sul gradino più alto del podio annunciando il record italiano di categoria.

Ovviamente sul secondo e terzo gradino non c’è nessuno. E neppure sotto il palco. Vedo solo Carlo e gli organizzatori con l'ombrello aperto. 

Carlo mi fa una foto e applaude entusiasta. Ringrazio lo speaker per la premiazione speciale.

Rientriamo in Italia. Fuori piove ancora. Mi tengo stretta la mia piccola e bruttissima coppa.

Sorrido, penso a Carlo, in piedi sotto il palco, tutto bagnato, che si fa  pubblico per me.

Che giornata di pioggia! Che giornata speciale!