preferisco correre


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Le torte di maggio

La scorsa settimana ho compiuto gli anni.

Un compleanno strano.

Per la prima volta senza mamma, ma anche fuori dalla malattia dopo anni di cure, un compleanno che è caduto dopo un piccolo intervento chirurgico.

Non ho pensato di festeggiarlo, non capivo esattamente che cosa mi avrebbe fatto star meglio, ancora concentrata sulla guarigione post operatoria e con il cuore un po’ chiuso.

– Carlina, siamo nate lo stesso giorno! Festeggiamo insieme?

– È una bella cosa, ma io non ho la testa per preparare una festa.

– Tu non devi far niente, mi occupo io di tutto. Devi solo partecipare. Faccio un paio di torte.

E così martedì 15 maggio Monica si è alzata alle 5 e ha cucinato prima di andare a lavorare. Quel giorno non ha corso, come ogni mattina, e ha davvero pensato a tutto, anche al tavolino da campeggio da sistemare sul prato del parco. Durante la giornata l’ho sentita stanca e anche un po’ preoccupata. Alle 20 tutto era pronto.

Quella sera ho corso con il mio gruppo. Avevo bisogno di capire come stavo e sciogliere i miei pensieri. Monica mi ha detto che lei sarebbe andata il giorno dopo.

Al termine dell’allenamento ho raggiunto il nostro prato delle feste e con stupore ho realizzato che Monica non aveva preparato un paio di torte: quella mattina aveva sfornato 7 torte tutte diverse e 2 focacce, poi era andata a lavorare.

– Monica sei matta!

– Ci tenevo. Mi ha fatto piacere.

Subito dopo sono arrivati gli amici dell’allenamento. Sudati e stanchi. E anche quelli che l’allenamento non l’avevano fatto, più eleganti di noi.

Hanno regalato a me e a Monica un po’ del loro tempo, in una serata primaverile piuttosto fredda.

È arrivato un bouquet di tulipani gialli e una coroncina stupenda da regina per entrambe. Le torte di Monica sono state le vere protagoniste dei festeggiamenti. Buonissime, tutte, dal cioccolato alla nocciola, hanno reso il tavolino da campeggio un bancone da pasticceria.

Emozionata sono tornata a casa con il pensiero di non aver ringraziato tutti, di non aver ringraziato abbastanza Monica. Nelle sue torte ho sentito l’affetto e la generosità.

La serata si è conclusa con una cena buonissima. E un ottimo vino.

– Carlo, non mi aspettavo una festa così, magari se sei stanco saltiamo la cena, io sono già contenta. Ti riposi un po’.

– Non se ne parla proprio, non è ancora finito il giorno del tuo compleanno. Ora passiamo al pesce.

E così ho scelto un vestito e sono andata a cena con l’uomo della mia vita.

Sabato mattina ero al mercato con mio papà. Da lontano vedo mio fratello, aveva già fatto la spesa.

Mi guarda e sorride:

– Ho comprato le fragole. Sembrano molto buone. Vado a casa e provo a preparare la torta che ti preparava mamma per il tuo compleanno. Era questa, giusto? Pan di Spagna, fragole e panna?

Un po’ stupita, rispondo:

– Sì, mamma diceva sempre che la torta alle fragole è la torta dei nati nel mese di maggio. Ma non è il caso, mi fa piacere, ma preferisco che tu vada a correre come fai il sabato mattina.

– Sarà più buona di quella di mamma. Stai a casa di papà e noi arriviamo con la torta.

Papà ed io prepariamo tutto per la festa, in silenzio, un po’ straniti. Cerco in un armadio piattini e bicchieri, scelgo una tovaglia e aspetto.

Arrivano i miei fratelli, con i miei nipoti. Arriva la torta, quasi uguale, forse con una variante sulla copertura.

– Allora, come è venuta? Mi ha anche aiutato Michi.

– È buonissima. Strepitosa.

In effetti la torta è anche più buona di quella di mamma, ha qualcosa di diverso nel pan di Spagna. Luca ha aggiunto un ingrediente, ma non ci dice quale. Proviamo a indovinare, ma nessuno di noi riesce a scoprirlo. Questa torta sarà la nuova torta di famiglia dei nati in maggio.

– Luca, ma sei andato anche a correre?

– No, forse vado stasera.

Felice, mi viene in mente che il regalo più bello spesso è quello che arriva da un piccolo gesto di generosità.

Tornando a casa penso che questo compleanno lo ricorderò come il compleanno delle torte fatte in casa, impastate da mani che si stendono verso di me.

Il compleanno delle ricette che ricordano il passato e di quelle che sanno di nuovo. Le ricette per torte che profumano di affetto e di amore, come tutte le persone che hanno reso il mio compleanno un giorno speciale.

Grazie a tutti.


È solo malinconia

– Cosa hai mamma?

– Niente, Carlina. È solo malinconia.

La mia famiglia andava in vacanza nel mese di luglio. In campeggio. Stipati dentro un’auto, borse sulle ginocchia, carrello tenda, si puntava dritti al mare, in Toscana o più a sud.

Papà guidava concentrato, noi ci lamentavamo perché stavamo stretti e avevamo caldo e mamma cercava di mantenere la calma, messa in mezzo tra il nervosismo e la stanchezza di mio padre e i nostri capricci.

Arrivati alla meta, la fatica proseguiva nella scelta del campeggio, che poteva essere già pieno (come segnalava il cartello all’esterno) oppure ancora con qualche disponibilità di posti. Lo si girava a piedi, affamati e stanchi, sotto il sole, si guardavano i servizi igienici, l’ombra garantita dagli alberi e poi ci si consultava tra noi: il più delle volte si proseguiva per visitarne almeno altri due, infine esasperati se ne sceglieva uno, magari peggiore di quelli visti qualche chilometro prima oppure proprio quello che tutti noi desideravamo.

L’impresa si concludeva con l’ingresso in auto con il traino all’interno del campeggio fino alla nostra piazzola. E finalmente si procedeva con il posizionamento del carrello tenda. A quel punto si parlava poco tra noi, stanchi e un po’ preoccupati che tutto andasse bene. Io ero sicuramente la più musona, forse sognavo sempre qualcosa di meglio. Mia mamma e mia sorella erano più ottimiste, mio fratello cercava di aiutare papà.

Avevamo tutti molta fame, perché l’ora di pranzo era di solito l’ora in cui si arrivava a destinazione. Mia madre tirava fuori dal frigo portatile l’insalata di riso, immancabile piatto in qualsiasi viaggio oltre le due ore, apriva un telo a terra, ci faceva sedere distribuendoci piatti e posate di carta e mio padre ormai stremato dalla stanchezza apriva lo scomodo carrello tenda. Ancora qualche acrobatica manovra per raddrizzarlo e poi anche lui si cercava un posto per sedersi e guardare a distanza la sistemazione conquistata. Aveva il viso stanco e tirato. Infine andava a parcheggiare la macchina. Lì, dopo quell’ultima azione, la nostra vacanza aveva inizio.

Nel 1986 morì mia nonna e qualche mese dopo noi partimmo per le vacanze.

Mia mamma cercava di nascondere il dolore, ma ogni giorno per qualche ora vedevo il suo sguardo intristirsi. Sorrideva, ma era triste.

Ripeteva che era solo malinconia. A me veniva un crampo allo stomaco a vederla così, e lei, a quel punto, diceva:

– Su, andiamo a caccia di bellezza!

La mia vacanza a Cannes è stata la mia prima vacanza senza mamma. Senza la nostra consueta telefonata, la telefonata in cui le raccontavo che stavamo bene, che forse avremo speso un po’ di più rispetto alle previsioni, che era tutto bellissimo. Finivo col raccontarle qualche dettaglio che avevo notato, qualcosa di frivolo e divertente. La nostra conversazione, di solito, si concludeva così:

– Mamma, è davvero bello. Mi piacerebbe tornarci con te.

– Grazie Carlina. Per ora cattura tutta la bellezza che puoi.

A Cannes è stato tutto emozionante: il giorno della gara di Carlo, le cene con gli amici, le passeggiate lungo il mare, il mercato, le isole Lérins, la corsa sulla Croisette. Eppure, in alcuni momenti, mi sono sentita triste:

“È solo malinconia, Carlina”. Ho ripetuto più volte a voce bassa.

Un giorno sono stata a un mercato dell’antiquariato e dell’usato, una passione ereditata da mamma che adorava aggirarsi tra i banchi alla ricerca di qualche ciarpame affascinante. Ho pensato a lei, a quando rientrava a casa con qualche oggetto acquistato al mercatino, di solito rideva e diceva:

–  Al mercatino ci sono più “baracche” che cose interessanti, ma è divertente. Ho trovato una piccola cosa.

A quel punto tirava fuori un foulard, una tazzina, un vaso, un anello o chissà quale altro oggetto in cui aveva intravisto bellezza.

Al mercatino di Cannes con un foulard di seta tra le mani ho pensato di telefonare a mamma:

– Non sai cosa ho trovato, mamma!

Ho posato quel foulard simile a quelli che lei indossava e ho proseguito il giro tra le bancarelle.

Qualche ora più tardi ero con Carlo sull’Isola di Santa Margherita, seduta su uno scoglio.

– Che meraviglia, Carlo.

– Si, è bellissimo.

– Fermiamoci ancora un po’.