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Le stanze dei sogni

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Sono stati 40 i giorni di terapia al Day Hospital dell’IRCCS di Candiolo. È il mese di aprile, dopo questo periodo continuerò a casa tre volte la settimana per altri 11 mesi.

Ogni mattina attorno alle 8,30 accompagnata da Carlo mi presento al bancone dell’accettazione. Poi la lunga attesa per l’assegnazione di un posto e la consegna del farmaco. Una flebo, un’altra flebo, un’altra ancora per un totale di circa 6 ore al giorno.

Sono questi i luoghi che non vorresti mai frequentare. Avverti la sofferenza e la fatica. Lì c’è la forza, la determinazione e la speranza.

Dopo circa una settimana ci si conosce tutti, si notano gli incarnati e si spera anche per gli altri.

L’atmosfera è strana: nonostante tutto, si cerca un po’ di buonumore. Si parla tantissimo, anche a alta voce. La stanza della terapia viene condivisa con altri malati e con i relativi accompagnatori. Si può scegliere di stare sdraiati su un lettino o seduti su una poltrona. Io ho sempre scelto la poltrona.

Non si indaga sulla malattia dell’altro. La famiglia, gli amici, il cibo, i viaggi, le vacanze sono i temi principali delle conversazioni che avvengono in quelle stanze. Si parla di figli e nipoti e dei loro progetti. Si sorride.

Si parla tanto di cibo. Piatti preferiti e ricette. Se ne parla con una costante e fastidiosa nausea che colpisce tutti là dentro, eppure se ne parla.

Si racconta di quella volta che si è mangiato il pesce in vacanza oppure di come la bagna cauda sia un piatto affascinante ma difficile da digerire. Il fritto di pesce, che meraviglia! se fatto bene e poi quella pasticceria che fa dolci da urlo. Quando si è in postazione con la flebo nel braccio di solito si mangiano crackers. Ai primi sintomi di nausea spesso segue la richiesta di una Coca Cola. I campanelli suonano per il cambio della flebo e ora dopo ora arriva anche il momento di fare un sonnellino.

Ho conosciuto persone piene di vita, con tanta dignità e forza interiore. Ho incontrato anche dei ribelli: malati che fumavano di nascosto e non erano per nulla convinti dell’efficacia delle cure.

Un giorno ero in stanza con un signore molto in difficoltà che a metà flebo mi disse:

– Io esco a fumare
– Ma no! Ci stiamo impegnando così tanto per guarire, non rovini tutto.
– Senti, bambina, ho fatto il camionista per trent’anni senza navigatore e non mi sono mai perso, ho girato tutto il mondo e guarda dove sono finito! Fammi andare a fumare e non chiamare l’infermiera.

Ricordo che fece una lunga risata e uscì dalla stanza trascinandosi la flebo. Lo seguii con lo sguardo. Lo vidi seduto sul suo camion, padrone della strada. Felice per la sua trasgressione rientrò quasi subito e si unì a noi borbottando. Chissà che strada aveva immaginato di percorrere.

Ho ascoltato tante storie e incontrato persone piene di vita e di desideri da realizzare.

A Paola, a Smeralda e ai sognatori, nonostante tutto.

4 thoughts on “Le stanze dei sogni

  1. Ecco, mi hai piangere. Di vita. Bella. Nonostante tutto.

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  2. Carla, ci fai entrare con una naturalezza incredibile attraverso le tue parole in scorci di esistenza che tutti allontaniamo. baci

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